English Deutsch Italiano
Schrift verkleinern Schriftgröße ändern Schrift vergrößern

Portal Mappa

Per favore selezionare

Patrimonio romanico

Cerca i siti romanici nella regione selezionata

Eventi

Cerca gli eventi nella regione selezionata

Arte Letture
Mostre Altro
from: to:

Notizie / Il Medioevo / Arte Culinaria
Stampa questa pagina


Gastronomia

 

Come la società medievale in generale, anche l'arte culinaria di quest'epoca è caratterizzata da molti aspetti contrastanti.

 

Pochi pasti abbondanti per gli ospiti si contrapponevano a periodi di carestia e malnutrizione che colpivano persino le corti aristocratiche. Il raccolto dei cereali - alimento per eccellenza - era troppo scarso per garantire un approvvigionamento costante all'intera popolazione.


In epoca medievale, si mangiava pane di segale, cereale semplice da coltivare e conservare. Solo attorno al 1300, la pita - tipico pane piatto - fu sostituita dal pane lievitato, preparato appunto con lieviti naturali.
Per il suo elevato contenuto di proteine e grassi, l'avena veniva impiegata per minestre e zuppe. Talvolta, anche se raramente venivano preparate zuppe o porridge anche a base di orzo e grano.


A differenza dell'arte culinaria contemporanea, l'alimentazione medievale può essere considerata povera di carne, nonostante si mangiassero molti animali, come conigli, selvaggina, volatili, cicogne, cigni, ricci e scoiattoli. Vacche e maiali erano i principali fornitori di carne ma la più apprezzata tra le due era sicuramente la carne suina, grazie ai suoi elevati valori nutrizionali.


Tra gli altri animali, i buoi venivano impiegati come animali da soma mentre le pecore e le capre per la produzione di latte e formaggio. Queste caratteristiche erano prioritarie rispetto al loro utilizzo a scopo alimentare.
Le ricette più diffuse sui "libri di cucina" medievali, prevedevano senza dubbio il consumo di polli o galline, il cui allevamento all'epoca era molto diffuso. Le persone sapevano sfruttare anche le ricchezze dei corsi d'acqua: i pesci più apprezzati e popolari erano il merluzzo essiccato e le aringhe sotto sale. Gamberi e aragoste erano invece considerati cibo per i poveri!


Nei tempi di carestia, senza carne, tutti tornavano a coltivare gli orti: cipolle, aglio, zucche, fagioli e soprattutto cavoli. A quel tempo, il granoturco e i pomodori non erano ancora stati importati in Europa.
Oltre al vino, all'aceto e al miele, i cibi venivano conditi con diverse spezie: cumino selvatico, finocchio, menta, salvia - per citarne alcune. Le spezie importate come la valeriana, lo zafferano e il pepe erano privilegi che solo le famiglie più ricche potevano permettersi e comunque in piccole quantità.